Titolo Proprio: Pettirosso con cantaride e sorbo silvestre (Erithacus sive rubecula cum cantharide, et sorbo sylvestri)
Autore: Cristoforo Coriolano
Tipologia: Sculptor
Soggetto: Animale
Identificativo: 35 [3] 16-A II.219
Collocazione: p. 742
Classificazione: Filosofia
IconClass: 25F32(ROBIN)
Datazione Stimata: 1600
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 9,2 x 11,5
Tag: uccello , petto , coda ,

Descrizione:

La xilografia raffigura un pettirosso posato su un ramo di sorbo silvestre, accanto a una cantaride. Noto nella tradizione latina come Erithacus rubecula, il suo nome deriva, in molte lingue, dal caratteristico colore rossiccio del petto, più simile alla ruggine che al rosso vivo.
Aldrovandi racconta di averne catturato personalmente alcuni esemplari durante l’inverno, stagione in cui era più facile avvistarli. Lo descrive come un uccello di piccole dimensioni, con becco nero, petto color ruggine, ventre bianco e piumaggio castano su testa, collo, dorso, ali e coda. Osservò inoltre il tipico movimento della coda, spesso tenuta sollevata.
Secondo Aristotele, il pettirosso si nutriva di vermi; gli esemplari allevati in casa venivano invece nutriti con mosche, briciole di pane e gherigli di noce. Se più individui venivano tenuti insieme, tendevano a combattere tra loro. La tradizione attribuiva inoltre al pettirosso la capacità di annunciare la pioggia imminente e una certa predisposizione all’epilessia, ritenuta comune anche ad altri uccelli in gabbia.

Note:

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Bibliografia:

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